Studiare di più e celebrare di meno


04/2015

È nella bellezza, nei tempi che si dilatano che si producono idee e relazioni in grado di avvicinare il futuro.

Nei mesi scorsi, come Pubblico-08 abbiamo aperto una nuova sede operativa in Sardegna, per dare sostanza anche “amministrativa” alla collaborazione che da quasi due anni stiamo portando avanti con gli amici dell’associazione Malik. Un incontro bellissimo, una condivisione di idee e esperienze che ha reso più ricco il nostro lavoro. La Sardegna è una “miniera” di storie, e davvero questa parola non la usiamo per caso. È un concentrato di pensiero e bellezza, fonte di continue sorprese, l’opportunità inaspettata di portare le nostre voci al sole, ad asciugare fra i panni stesi, fra suoni e odori e attenzioni che ci fanno star bene. La manifestazione “I libri aiutano a leggere il mondo” è forse il progetto più importante di Malik, al quale siamo stati invitati a partecipare per la prima volta con il nostro spettacolo su Adriano Olivetti. Non si tratta di un classico festival letterario, in cui le proposte culturali si concentrano all’interno di un determinato luogo e in un insieme di giorni definito, ma di un progetto di promozione della lettura allargato, in grado di abbracciare un arco temporale più ampio (quattro, cinque mesi almeno) e mettere in fila più di venti comuni, anche piccoli e lontani fra loro. È un modo di lavorare in cui ci riconosciamo pienamente, orizzontale e quotidiano, che ha l’ambizione di promuovere la lettura come ingrediente della vita di tutti i giorni, come buona abitudine, però intima e riservata, più da proteggere che da esibire.

Grazie a Malik siamo stati sotto il cielo stellato di Calasetta a fare il nostro lavoro illuminati soltanto dalle lampade a petrolio di un ex minatore, oppure dentro una casa di terra cruda di Villamassargia, nella tonnara ampia e severa di Portoscuso, in un piccolo e nascosto cortile interno di Cagliari, nel parco del Molentargius o, ancora, nella stupenda biblioteca provinciale intitolata ad Emilio Lussu. Fra poche settimane saremo di nuovo in Sardegna, prima nell’Ecomuseo Miniere Rosas a Carbonia e poi nel famoso castello di Acquafredda, a Siliqua. Ad accorgerci una volta di più che la via mediterranea e italiana al lavoro di cui Alberto Peretti ci parla non è davvero esercizio per astrazioni. È nella bellezza, nei tempi che si dilatano, nell’arte di conversare, nella convivialità migliore che si producono idee e relazioni in grado di avvicinare il futuro. C’è, esiste, la puoi toccare benissimo questa ricchezza che il pensiero meridiano può ancora dischiudere. Detto in una sola domanda: nell’idea più importante e remunerativa dell’anno, quanto merito ha avuto quella certa sontuosa cena di pesce che ci siamo concessi nella trattoria dove Gigi Riva è di casa? Quell’intesa che a un certo punto si è fatta largo fra noi, quel capirsi dal quale non si torna più indietro, in che misura è stato il frutto di quella meraviglia di spigole che a un certo punto ci hanno servito? O dalla qualità del vino bianco che correva fresco e gentile da tutte le parti? O dall’accento così divertente e insolente e pagano che risuonava sotto le volte? Quanto valore ha creato al nostro mestiere e al nostro progetto tanto buon vivere? Senza perderci in pensieri uno più laterale dell’altro, avremmo afferrato ad un certo punto l’idea che oggi è il nostro progetto pilota?

Una domanda ancora, forse, ve la starete facendo voi. Perché vi raccontiamo questo alla vigilia del 25 aprile? Proviamo a rispondere con la definizione che lo storico Giovanni De Luna ha dato dell’Italia pochi anni fa, chiamandola “Repubblica del dolore”. Con essa, De Luna denunciava il fatto che, non avendo saputo costruire una memoria collettiva condivisa, finiamo per schiacciare la conoscenza del nostro passato sotto il peso delle celebrazioni. Ogni identità politica e culturale ha le sue vittime e le sue date da ricordare, cerca di farlo con voce più alta degli altri. A gioco lungo, questa Repubblica del dolore ha finito per produrre un eccesso di memoria e però sempre museificata, istituzionalizzata, monumentalizzata, appesantita, resa rituale e infeconda. Celebriamo moltissimo, studiamo pochissimo. Occorrerebbe, al contrario, che la storia intesa come conoscenza prevalesse e alimentasse nuovi saperi, un confronto più aperto.

Ecco, l’incontro con l’associazione Malik è per noi l’occasione di studiare e ampliare i nostri confini. L’ultima nostra lettura riguarda non la fine del fascismo ma la sua nascita, non meno utile per allenare lo sguardo a cogliere il pericolo dove si presenta oggi: “La Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu, scritto nel 1931. Nel mirino, i prossimi argomenti da approfondire per tuffarci in questa nuova avventura: in ordine sparso, le figure meravigliose di Joyce ed Emilio Lussu, l’alleanza fra Movimento Comunità e il Partito Sardo d’Azione alle elezioni politiche del 1958, la presenza importantissima di grafici e disegnatori sardi in Olivetti. Insomma, una sponda sul mare per i nostri pensieri. Per adesso è abbastanza.