La stradina è solitaria


06/2015

È nella direzione della musicalità che troviamo ogni giorno la luce per continuare il viaggio.

In un punto panoramico mozzafiato e per lo più sconosciuto, poco sopra al lago di Viverone, c’è un piccolo e meraviglioso teatro di pietra, raggiungibile solo a piedi, camminando in mezzo ai vigneti. L’ha costruito una decina di anni fa un viticoltore in stato di grazia, Pino Pozzo, abbastanza visionario da prendere sul serio un’idea folle e abbastanza pratico da trasformarla in opera. Sotto gli occhi di chi siede sui gradini del suo teatrino, la collina rotola su se stessa fino a valle, per incontrare l’acqua del lago. Sullo sfondo, pronto a mettersi il sole alle spalle, l’orizzonte segue il profilo delle montagne. Il tramonto è un tuffo di gialli, rossi, azzurri. Se li rubano il cielo e il lago, per gioco, e ti fanno venire voglia di invitare tutti gli amici per assistere a quel miracolo assieme a loro.

E così abbiamo fatto. Per tre venerdì di seguito, all’ora del tramonto, abbiamo cominciato a mettere in scena i nostri ultimi spettacoli. Cantiamo e raccontiamo come sempre, ma cercando di intonarci a quel tripudio di colori. Anche nella modalità: noi mettiamo a disposizione il nostro lavoro, l’azienda agricola Pozzo il suo teatro, i suoi vigneti e i suoi prodotti e, alla fine dello spettacolo, ognuno dei presenti contribuisce liberamente sostenendo questo esperimento sulla base del proprio gradimento e delle proprie possibilità.

Per noi è il compimento di un percorso naturale. “Di che colore è questa canzone?” Oppure: “Qui ci vorrebbe una musica tutta blu”. È questo il genere di cose che ci diciamo nel costruire le nostre storie. È nella direzione della musicalità che troviamo ogni giorno la luce per continuare il viaggio, per far vivere le nostre storie: prenderci cura di come le nostre parole intrecciano la melodia, imporci di trattarle come spartito da interpretare, intonandoci, e non più come testo da re-citare, immedesimandoci. Mettere la storia o la letterature in concerto: per cercare di metterci al riparo dalla celebrazione degli stessi personaggi che raccontiamo.

In questo spirito libertario, vogliamo condividere con voi questo esercizio dal nostro archivio: una lettura dai “Canti orfici” di Dino Campana, che abbiamo sonorizzato a modo nostro. E’ la poesia intitolata La petite promenade du poète. Guardando dalle colline di Viverne in direzione delle case, giù in basso, all’imbrunire, pare di poterlo vedere questo poeta imprigionato nel paese. Cammina chiacchierato, inseguito dagli sguardi, viene via dal borgo con un’aria da fuggiasco per abbandonarsi in tuffo nell’abbraccio libero dell’erba.

 

 

Desideriamo ringraziare l’azienda agricola Pozzo per aver accettato di mettersi in gioco con noi, e l’amica Perla Allegri per per averci segnalato e consigliato questo posto straordinario.

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