L’era della meccanica


12/2015

Sono passate da pochi minuti le otto del mattino, è il 14 maggio 1964.

Sono passate da pochi minuti le otto del mattino, è il 14 maggio 1964 e questo sembrerebbe un giorno come tutti gli altri. Forse appena un po’ più bello, con la primavera calda e profumata a colorare la collina e le fioriere della fabbrica di vetro. Il lavoro è comunque cominciato per tutti anche al Centro Studi ed Esperienze, il sole e i profumi delle piante passano dalle ampie vetrate aperte.

Al pian terreno, ai piedi della scala romboidale disegnata da Eduardo Vittoria, Natale Capellaro ha chiamato l’ascensore. Gli si affianca una giovane donna appena assunta, Maria Teresa, che non conosce e saluta con un timido cenno del capo. Davanti a loro la porta automatica si apre e Capellaro invita la ragazza a precederlo. Ne avverte l’energia, il profumo, e viene misteriosamente meno alla propria proverbiale riservatezza. Il Direttore Generale Tecnico della Olivetti può ascoltare se stesso dire “complimenti, occhi belli e intelligenti”, forse rassicurato dalla brevità del tragitto dell’ascensore, dalla certezza di non dover sostenere alcun silenzio.

Così è. Dopo una manciata di secondi, la porta dell’ascensore si riapre e Capellaro può cavarsi elegantemente dall’impaccio. Attraversa adesso tutto il corridoio. Si sente pieno di energia, si infila a destra nella sala riunioni. Chiude la porta dietro di sé e saluta il giovane ingegner Perotto, che lo aspetta in piedi puntualissimo. Perotto ha il compito di presentargli il prototipo del suo nuovo calcolatore elettronico da tavolo, la macchina di cui si sta parlando nei piani alti dell’azienda: la Programma 101.

Per la verità, tutta la divisione elettronica è ancora circondata a Ivrea da una diffusa diffidenza: molti dirigenti la considerano poco più che una scommessa, per di più costosa, mentre i profitti generati dai prodotti meccanici sono sotto gli occhi di tutti. Natale Capellaro è colui che più di ogni altro ha reso possibili questi profitti: eppure, all’appuntamento di questa mattina si presenta più curioso che diffidente. Soltanto pochi minuti dopo, mentre la Programma 101 si produce in immaginabili prodigi, cinquant’anni di vita e di lavoro gli sfilano davanti agli occhi. Immagini che improvvisamente si prendono uno spazio nuovo, più grande, più importante, dolce e amaro allo stesso tempo: la voce della madre nella vecchia bottega di via Arduino; la mano calda e forte dell’ingegner Camillo in quel mattino invernale del 1916; il giorno che lo premiarono con il milionesimo esemplare della Divisumma 24; gli strani ossequi nei corridoi della fabbrica di Ivrea, da un certo punto della sua carriera in poi; fino alla laurea ad honorem consegnatagli dall’Università di Bari, appena due anni prima.

Alla fine della dimostrazione, la Programma 101 è un mostro meraviglioso al centro della sala, vivo e immobile, un miracolo blu colpito da un raggio di sole: il suo giovane inventore è un tripudio di emozioni, in equilibrio fra l’orgoglio e il pudore. Eccolo alzarsi, Natale Capellaro. Eccolo infilarsi la giacca lentamente, fare un giro attorno al tavolo senza mai levare gli occhi dalla macchina. Eccolo posare una mano sulla spalla di Perotto, e prodursi in un silenzio che improvvisamente diventa imbarazzante.

“Caro Perotto, vedendo funzionare questa macchina, mi rendo conto che l’era della meccanica è finita”.

Esce dalla porta, Natale Capellaro.

Tornerà nella sala solo qualche minuto dopo, nuovamente cordiale e impenetrabile. Continuerà a lavorare in Olivetti il pomeriggio, poi il giorno successivo, e così per qualche anno ancora, sempre circondato dalle attenzioni di tutti. Ma, in realtà, è volato via dalla finestra poco prima, nel preciso momento in cui la Programma 101 ha smesso di eseguire le sue folgoranti operazioni. Lasciando il suo lavoro, il suo genio, tutte le sue notti insonni, i cinematici e le molle, le leve, la matita, tutto, evaporare in capriole blu come le piastrelle in klinker del Centro Studi.

Ha abbandonato la scena, come si dice, con inimitabile stile.

Ed è quello, lo sa benissimo, il suo ultimo capolavoro.

 

 

“Le mani pensanti” di Natale Capellaro

Il 27 novembre presso il Teatro Giacosa di Ivrea abbiamo portato in scena il nostro spettacolo “Direction Home” in una versione tutta speciale, in occasione dei dieci anni della Fondazione Natale Capellaro. Lo spettacolo è stato preceduto da questo prologo, che ci piace riproporvi. Vogliamo ringraziare di cuore Federica Bonani per aver messo a nostra disposizione la sua voce e la sua sensibilità artistica.

Natale Capellaro nasce il 22 dicembre 1902 ad Ivrea, in una casa poverissima. Compie solo gli studi elementari e, come per quasi tutti gli altri giovani di Ivrea, sogna di entrare a far parte dell’Olivetti. Ci riesce il 7 dicembre del 1916, non ancora quattordicenne, dopo aver fatto brevi esperienze di lavoro in una tipografia. Viene assegnato al reparto montaggio della M1, il primo modello di macchina per scrivere Olivetti. Guadagna sette lire e cinquanta alla settimana. Ma dopo meno di due mesi, così silenzioso, infaticabile e preciso, riceve un aumento inaspettato: trenta soldi al giorno. La fortuna non distrae il giovane apprendista, che cerca di comprendere l’intero sistema produttivo e far notare il proprio genio. Alla fine del secondo conflitto mondiale, Adriano Olivetti torna a Ivrea e scopre che egli ha già messo a punto un prototipo di calcolatrice meccanica scrivente: la MC 14. Da questa prima serie di macchine prenderà corpo la calcolatrice automatica scrivente Divisumma 24, la vera ragione dello straordinario successo e dell’espansione mondiale dell’Olivetti negli anni Cinquanta. Dal 1960 Natale Capellaro è nominato Direttore Generale Tecnico, e finisce per contribuire anche all’innovazione delle macchine per scrivere. L’Università di Bari, una delle più prestigiose in Italia, gli conferisce la Laurea Honoris Causa per il suo genio inventivo, il 20 dicembre 1962.

Per saperne di più: www.museotecnologicamente.it