Polvere


03/2016

A volte la letteratura vive anche delle distanze fra il narratore e l’oggetto delle sue attenzioni.

La polvere rossa dell’Oklahoma è la protagonista delle prime, indimenticabili pagine del romanzo “Furore” di John Steinbeck: l’opera che racconta l’odissea degli Oakies in fuga verso la California, vero e proprio contrappunto letterario alle Dust Bowl Ballads di Woody Guthrie.

Ma è “polvere” anche quella che, nel corso degli ultimi decenni, si è sedimentata su tanta narrativa, diciamo pure classica, con la quale sono sempre meno i lettori, in particolare giovani, che coltivano una certa confidenza. Steinbeck e Guthrie: due artisti, due grandi voci americane che hanno denunciato, pur con strumenti diversi, la miseria che attraversava il loro Paese negli anni della Grande Depressione. Li abbiamo intonati, accordati, uniti in un unico concerto per la prima volta a Ivrea, il 17 marzo. Un esperimento che ripeteremo, e del quale vi riportiamo qui sotto un estratto da ascoltare.

Lo storico Alessandro Portelli si è spinto più in là di tutti nell’analisi del repertorio di Woody Guthrie in quanto elemento della storia americana radicale. E ha prodotto riflessioni acute circa la distanza fra Guthrie e alcuni grandi scrittori a lui contemporanei, Steinbeck su tutti: questi lo scrittore, l’intellettuale che simpatizzava con gli oppressi; quegli l’autore di ballate, il cantastorie e, più semplicemente, uno di loro.

“La solidarietà che Steinbeck rivela per gli Oakies è sincera, ma segnata da questo tipo di paternalismo: sono buona gente, onesta e unita, ma non in gradi di rivendicare una sua maturità. Gente che va aiutata ma tenuta perennemente sotto tutela. Vediamo in questa concezione il primo netto distacco con la visione di Guthrie, fondata sulla fiducia nelle masse e sulla natura liberatoria della loro cultura…”

Eppure, a volte la letteratura vive anche delle distanze fra il narratore e l’oggetto delle sue attenzioni, distanze fisiche, temporali o anche – del tutto legittimamente – sociali. In quel distacco non si annida solamente il pericolo dell’artifizio, ma anche l’opportunità della prospettiva: per scegliere le parole con cura, salvarle dalla cronaca, esonerarle dall’attualità.

Il classico è ciò che si dà una volta per tutte. Fuori dalla storia e proprio per questo, paradossalmente, più contemporaneo che mai.

Buon ascolto.

 

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