Un lavoro non lo si svolge, lo si testimonia


03/2015

Napoli, chiesa di S. Gaudioso. Entro, pago pochi euro per visitare le Catacombe.

Per una migliore lettura dell’articolo che segue, ci permettiamo di consigliarvi questa musica di accompagnamento. Si tratta di uno studio di Mario Congiu, da lui appositamente composto e suonato.

 

 

Napoli, chiesa di S. Gaudioso. Entro, pago pochi euro per visitare le Catacombe. Una ragazza, venticinque anni circa, fa da guida a me e agli altri visitatori. Il sottosuolo è umido, la temperatura piuttosto fresca. Lei è competente, precisa, gentile, nonostante l’evidente raffreddore che la tortura. La visita dura quasi un’ora. Al termine la ragazza ci saluta con un sorriso e una stratta di mano. Sono colpito dalla sua passione e forza di volontà. Mi avvicino con una piccola offerta, come segno di apprezzamento per la professionalità dimostrata. Con dolcezza rifiuta. “La ringrazio di cuore, ma lei ha già pagato il biglietto!”Un piccolo aneddoto per rendere un’unica idea: un lavoro non lo si svolge, lo si testimonia. Un lavoro non esprime soltanto che cosa sappiamo realizzare, testimonia di noi, della qualità del nostro vivere. Con il lavoro non produciamo soltanto beni o servizi, produciamo noi stessi e gli altri; con il nostro fare incarniamo quotidianamente l’adesione a certi valori, diamo vita a questa o quella concezione del mondo.A maggior ragione se parliamo di lavoro italiano. Vale a dire di un modo di lavorare che esprime un particolarissimo modo di usare le mani, la testa, il cuore, che dice di una ben precisa filosofia, di un’etica e di un’estetica del vivere che affondano le radici nella storia mediterranea più antica e profonda. Il lavoro italiano è proprio ciò su cui rifletto da molti anni, ciò che studio e mi sforzo di raccontare da un punto di vista filosofico. Si manifesta là dove l’economia italiana è ancora vitale, nelle grandi imprese come in quelle di dimensioni familiari, nelle botteghe artigiane così come nelle corsie degli ospedali. Lo si vede fare capolino in aziende che commerciano con il mondo o in associazioni e cooperative che si mettono al servizio del loro territorio. Una presenza emozionante e sorprendente, che può dare speranza al nostro futuro.

Pur partendo da prospettive, approcci completamente diversi, con Marco Peroni, Mario Congiu e Mao della compagnia Le Voci del Tempo è stato semplice parlare di lavoro italiano. Li ho incontrati qualche tempo fa, quasi per caso – ma è evidente che il caso non esiste – e mi sono accorto che sono persone che animano il loro lavoro di una passione rara, un sentire autentico. Artisti consapevoli che ogni ricerca estetica rappresenta una forma di conoscenza, come ogni espressione di intelligenza esprime un progetto di bellezza. Sono lavoratori italiani nel senso profondo che intendo, anche quando si occupano di storie e repertori musicali che non provengono dal nostro Paese.

Abbiamo deciso di partire per fare un tratto di strada insieme. Come buon auspicio propongo questo mio pensiero ai loro compagni di strada, ai tanti che da tempo li ascoltano: è giunto il tempo di dare credito e corpo alle parole, di testimoniarle in spirito di verità; è venuto il momento di credere, con il grande scrittore Arthur Koestler, che se è vero che le parole sono fatte d’aria, l’aria può diventare vento, e gonfiare le vele, e muovere le navi.

– Alberto Peretti