Un Primo Maggio diverso


04/2015

Il nostro contributo per riportare il lavoro al centro della Festa dei Lavoratori.

Nel numero scorso abbiamo dedicato ampio spazio a raccontare le motivazioni che stanno alla base della collaborazione fra noi e Alberto Peretti. Nei prossimi giorni, in occasione della festa del Lavoro, sarà la prima volta che questa sintonia si materializzerà in qualcosa di concreto. È un’iniziativa a cui teniamo davvero molto, il nostro contributo per riportare – attraverso il racconto di un progetto visionario come quello di Adriano Olivetti – il lavoro al centro della Festa dei Lavoratori, dalla quale pare ormai francamente il grande escluso. In essa, di tutto si parla fuor che di vocazioni, si è finito per accettare più o meno consciamente di considerare il lavoro come derivata dell’economia: ci si aspettano dei “posti” come conseguenza di una “ripresa”, senza più quasi parlare di lavoro come scommessa da vincere, frontiera da esplorare, intelligenza da esercitare e, perché no, piacere da provare.

È anche il lavoro a creare opportunità economiche, non solo le opportunità a creare lavoro. Detto così suona un po’ sbrigativo, ma è il nostro convincimento e forse l’unica cosa che possiamo testimoniare direttamente come artigiani, quali ci vogliamo considerare. In questo discorso, la storia di Olivetti ci soccorre nel migliore dei modi: l’ingegnere di Ivrea non diede solamente lavoro, ma ne fece lo strumento privilegiato per la costruzione di una società nuova, alternativa al capitalismo e al socialismo. Amava ripetere che i conflitti sociali “non si risolvono con il compromesso fra le forze, ma con la sintesi fra le idee”: forse di compromessi ne abbiamo visti abbastanza, di sintesi certamente no. Da qualche parte bisognerà pur cominciare.

Saremo in un locale molto bello che si chiama Cap10110: un edificio costruito dalla Fiat nel 1931 per il dopolavoro, e che fa parte a pieno titolo della storia industriale architettonica della città. Per contrasto, rispetto alla storia che vi racconteremo, ci piace l’idea di proporvi l’ascolto di “Fabbrica”, la canzone che chiudeva il primo album di Mario, “Non sai difenderti”. Composto alla fine degli anni Novanta, il brano evoca scenari torinesi di dismissione industriale, “i camini diroccati, i vetri rotti e erba alta”. Ma all’inizio potete riconoscere la voce di Stefano Giaccone che ripercorre uno dei momenti più significativi del controverso rapporta fra la Fiat e il regime fascista: la visita di Mussolini nel 1939 al nuovo stabilimento di Mirafiori, con il silenzio ostile delle maestranze al suo imbarazzato discorso.

In pochi minuti di musica e parole, quindi, tutta o quasi la parabola novecentesca della fabbrica torinese. Ci piace pensare che la storia olivettiana che racconteremo venerdì sera sarà, al contrario, un tuffo nel futuro: un profumo da cui farsi guidare alla ricerca di nuovi orizzonti.

Buon ascolto, consideratelo come una rincorsa.

 

 

Ringraziamo il Cap10100 e le Edizioni di Comunità per la collaborazione.

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